venerdì, settembre 01, 2017

Daniele Tosoni [Saltata. Sono stata] in ricordo del Caro Antonio Santori

[Saltata. Sono stata]



Saltata. Sono stata
saltata. Una sera
lui parlerà di me,
dirà: peccato, non averla
mai incontrata,
e berrà vino di Francia
dimenticando ancora
la mia vita.
Riderà, raccontando
di altri libri e di donne
perdute nell’Oceano.
Non mi rimpiangerà.
Io che potevo cambiarla
la sua vita.
Mi ha semplicemente
ignorata.
Ha scorso veloce
la pagina accanto
(il viso infuriato)
chiudendo di scatto
il libro pregiato
in cui sono nata.
*
Avrei preferito non esserci
mai stata.
Nel vento che mi apriva
(mi inseguiva)
inseguivo un’altra pagina
(nell’aria)
che diventava, come me,
una cosa inviolata,
non necessaria.
*
Eppure avrei potuto cambiare
la sua storia. Improvvisarla.
Dentro di me la gioia, l’intesa
sibillina che ci salva,
dentro di me la voglia
dell’attesa (dentro di me)
dentro di me la nostra storia.
*
Dentro di me.
*
Dentro di me la gioia,
la strada silenziosa
senza porta.
Non andare. Non andare.
Non c’era una volta…
*
Tu insegnavi ai ragazzi
la follia. Forse per questo
ti preoccupavi di fingere.
Sognavi versi afatici,
una piccola libreria
da stringere, un sogno
di metallo, denso di cornici.
Avevi compreso di essere
inaudito, di vivere
come i suoni delle radici
o come il senso della corsa
del cavallo, verso il mondo
immenso. Non avevi amici,
se non i tuoni e le stanze
dove a volte ti creavi,
o il giallo furibondo
negli occhi di Euridice
e la borsa in cui stivavi
rivolte e danze.
Non intendevi essere felice.
*
A volte sognavi di entrare
nella pelle, di entrare
dolcemente, freddamente.
Come la pioggia
che scende dentro il mare.
Perché come il mare
sentivi di essere settembre,
di proteggere l’odore
dell’animale ribelle,
sgusciante nell’acqua luminosa.
Non chiedevi l’amore. Sognavi
di inseguirlo nell’aria
sospettosa della terra del Nome,
tra i silenzi delle cose,
dove un giorno hai dormito
come un colore. […]
*
Per questo mi sognavi.
Mi sognavi distesa
come una donna prima
dell’amplesso. Ero io
l’amore? Ero io l’attesa?
Ogni volta mi sentivi
diversa ma mi chiamavi
con lo stesso nome.
Ero la tua cantina, la tua
discesa. La tua vita,
la tua morte, irrisolta.
Così la mattina ti svegliavi
in difesa della tua sorte.
Del tuo mazzo di chiavi,
delle porte che aprivi
e chiudevi, dei tuoi scaltri
colleghi. Mi lasciavi al di là.
Come una storia noiosa,
come il furto del cuore
degli altri. Al di là di te.
Come una cosa.
*
Come una cosa.
Come le cose
del mondo che rimangono
cose. Cose ignote
e sole. Silenziose.
Tu lo sapevi da sempre
che io non ero là
ma nel dolore
delle cose, delle cose
del mondo che rimangono
cose. Io non ero là,
perché il dolore
è nella pagina piena
di cose, di cose ignote
e sole. Silenziose.
Tu lo sapevi da sempre
che io ero il nome
delle cose, nella pagina
infinita e stretta
su di sé, come una cosa.
Tu lo sapevi da sempre
che io ero là, la vita
stretta su di sé,
la dolorosa[…]
*
D’improvviso mi sono guardata.
Le braccia, le gambe
sembravano strade.
Mi sentivo percorsa
ed ero nascosta.
A me stessa, nascosta,
nel ruolo di madre.
Ho provato a parlare
per far nascere il giuoco
di chi attende risposta.
Il giuoco carnale, terroso.
Infernale.
Ho provato a parlare,
rintanata nel suolo di vene
del mio essere madre.
Oh, non ero divisa.
Mi sentivo nascosta.
A me stessa, sotto le strade.[…]
*
Era settembre ed io
volevo essere misteriosa.
Non una cosa
solitaria, una colonna
imperiosa, un diamante
nell’aria.
Volevo essere mancante.
Coperta di pelle,
come una donna.
Sono enorme ma esitante.
Pure volevo essere come
il niente tra le stelle
o come il buio
nelle ciabatte nere
e gialle.
Lei era bella e odorava
di latte e sembrava
una mano. Elegante
e ribelle. Lei diceva guarda
le mie gambe come
sono buffe, la voce
aperta non così rassicurante.
Io correvo, correvo
ero l’erba… Io ero l’erba.
Ed io?[…]
*
Non si sfugge alla pagina scritta.
*
Vedo intorno gli angoli
del foglio e non mi possiedo.
*
Non so se il mio corpo
è una donna,
un timido imbroglio,
un bimbo confuso
in soffitta.
*
Forse me lo chiedo.
*
O forse sono io
l’inutile risposta?[…]
*
Dove sarai adesso?
Forse esci dalla doccia
cercando inutilmente
le ciabatte colorate
e stai pensando
a principesse distratte,
perché è estate
e il giuoco dell’amore
è divertente. E prendi
dalla borsa rossiccia
l’asciugamano, bagnando
le tue carte.
Sento di vederti nell’estate
infinita, non è strano?
Di prevederti.
Ma tu lo sai, siamo matte.
E con certe pretese!
Di cambiare la vita,
di metterla da parte.
Per sentirla soffrire
e farle la corte.
*
Ora guardi la ferita
stupito, ci scommetto,
la tua piccola ferita
sul braccio destro,
immaginando. Come
facevi da bambino
pensando al segreto
nascosto nell’involucro
di gesso.
Tu ora sei per me
quel segreto, al di là
del bianco inespresso.
Dove sarai, dove sarai
adesso?[…]
*
Te ne andavi nelle domeniche
lievi, le strade quasi deserte,
i lampioni ancora accesi,
compravi quattro cinque
giornali sorteggiando.
Ti imponevi di non leggerli,
di attendere il movimento
del mondo, il cui nome
è Arianna. Prendevi un bus
immaginando.
Raggiungevi la casa infinita,
dalle finestre buffe nel loro
grigio, ti stendevi sul letto
stringendo la carta sudata,
ancora immaginando, ti venivano
versi possibili, il cui nome
è Arianna. Quasi parlavano
nel bianco.
Aprivi gli occhi non distinguendo
più il viaggio dal labirinto,
la borsa era lì, con i biglietti
da tempo staccati,
sentivi come un lieve
respiro nell’ombra, tutti
gli anni erano passati.[…]
*
Perché hai temuto di essere
diverso. E hai tentato
segni sulla carta solo
per rinunciare a dire:
Ecco, è così…
E hai sognato alberi di carta
per vantarti di essere fiabesco.
Perché hai pensato di avere
paura di te stesso e per sfida
hai gridato al padre
imperioso: Ho paura…,
rotolandoti come un dispetto
sotto l’albero di pesco.
Perché anche tu sei
un nascosto, un latitante,
sei una cincia, ovunque
nidificante, e assalti
il gesto che non comprendi.
E ogni sera attendi il sonno
per dimenticarti.[…]
*
Avrei voluto sfiorare le tue
gambe, con lingua accaldata
premere sul petto e ingoiarti.
E poi ripensarti mentre
mi guardi e fra te dici
che è strano amarmi.
Avrei voluto piegarmi su di te
e aprirmi, come se la vita
dipendesse da questo, aprirsi,
come se la vita dipendesse
da te mentre dici
che è strano amarmi.
Avrei voluto che tu diventassi
una presenza terribile, in me,
che tu diventassi sangue
e terra. Con superba danza
avrei voluto dire che esisti,
come se la vita fossi tu,
come se tu fossi
la mia stessa esistenza.
Avrei voluto essere un ricordo
d’amore per te ma ora
io non riesco a ricordarmi.[…]
*
Miracoli. Giardini. Tu che rincorri
la nuvola magica. Poi altari. Un ramo
d’olivo e il filo bianco di lana.
Ancora: non arriva nessuno. Ancora:
non è strano? Immagina, mi dico.
Immagina la gara. La stanza.
La penombra.
La spada. E quel crogiuolo di nomi
e di sangue che è il mostro.
Figlio del toro bianco dalla lingua
stregata. Vocabolario sfuggente.
Di parole senza sesso.
Immagina, mi dico, l’immensa
sciarada quando lui colpirà.
Ancora: il filo non si tende.
Ancora: non è strano?
Dove sarai adesso, quale stupida
mano ha sospeso il tuo nome?
Se tu fossi morto…
al di là… Se tu fossi morto
io avrei più un senso?
Appoggiata a questo ingresso.
La mano alzata, buffa,
nel mio cuore.
*
Mi sono addormentata su quest’isola
bianca e non so come sono arrivata
fin qui. Ricordo solo di essere uscita
dalla mia stanza, stupita.
Ma era un sogno. Io sono Arianna.
Un uomo nel sogno mi precedeva.
Là fuori. Era lui che mi aveva
salvata. Lui si era occupato
di me, trascinandomi via.
Ma via da che cosa? Io non ero
morta. Così ho gridato.
L’ho visto voltarsi d’un tratto
poi più nulla. Mi sono svegliata.
*
Qui sono Arianna. E l’uomo
è fuggito sulle navi bianche
o è rimasto lì, voltato, in me.
Lui era lo stesso che aspetto
da sempre, il filo ben stretto
nel pugno. Lui verrà e non sarà
un sogno. Lo ha promesso.
Così mi dirà come sono saltata
fin qui.
Qui sono Arianna, per sempre.[…]
*
[…]Ti chiedevo:
dimmi come si fa, voglio
essere una preda nell’erba.
Non sapevo che tutto accade
sempre nell’invisibile.
Cerca di capire. Io volevo
essere acerba, un grido
appena udibile, quasi
un’assenza[…]
*
[…]Ti chiedevo:
sono io, questa? Io, così
invisibile?
*
Sono io
*
Io?
*
Il poema è un sortilegio
impossibile. Puoi vederlo
tu stesso se distogli
lo sguardo. Cerca
di capire. Tutto insiste
aspettando al di là
della parete, tutto è
da sempre disponibile
e insiste[…]
*
Vedi, qui tutto è già accaduto.
Gli uomini stanno provando
a rilassarsi. Il giorno ha gli occhi
aperti e il sole è un istante.
Fa stare tutti zitti.
Come se davvero non esistessi.
Vedi, anche tu sei distante
e involuto. Irritante, mentre
firmi il tuo patto. Come se
non mi vedessi, come se io
fossi la notte, esatta e perversa,
introversa, come l’unghia del gatto.
Vedi, tutte le parole vivono
ormai lo sfratto, come se
davvero non esistessi, come se
mai avessimo avuto un senso
e qualcuno da sempre
provasse a contarci.
(D’un tratto penso
che se riuscissi a emergere
diventerei pulsante.
Prova a pensarci. Avresti
due cuori. Come tua madre
prima che tu nascessi)[…]
*
Ma è tua o è mia la maschera
bianca, la maschera inquieta
di Arianna?
*
Stanotte ti ho sognato, tu
eri bianco e mi toglievi
il trucco con le mani.
Mani da luna, mani
da ladro. Svegliandomi
ho sentito in me
un respiro, come se
un altro mi vivesse
nel respiro. Così
ho pensato al nostro
piano, al filo appeso
al chiodo del bancone,
come previsto.
Fine del labirinto, fine
del fato.
Ho detto: non puoi
aver perso il filo
del discorso. Il copione
andava letto, non recitato.
*
Che cosa abbiamo sbagliato?
(Lo chiedo anche adesso
al mio fiato mentre cospiriamo)
*
Darti del tu, così.
Non è strano?
Non sono strani anche
i gatti che fuggono,
qui, dentro di me,
e mi dicono: E’ ora?
Ci sono consigli stupendi,
a volte, negli occhi
dei gatti.
E’ ora di andare, lo so.
Ma dove? Qui non ci sono
porte.
Andare dove?
Io non sono la morte.
*
Hai mai pensato
di essere Dio?
Io sì, sempre,
se il filo intrecciato
che la vita
degli uomini omette
è la scrittura infinita.
Tu lo sai, perché come
gli altri lo hai saltato.
Il filo che tiene
e salva la vostra
sortita di marionette
sono io.
Sono io costretta
all’attesa, l’impercorribile,
la dipanata
che anche
se letta è da sempre
saltata.
*
Tu ladrone poeta.
Tu lo sapevi da sempre
che in questa pagina
saltata
è la tua vita.
*
Antonio?
*
Tu con il viso infuriato…
sul bancone dei libri.
Tu ragazzo
distratto
e represso…
*
Antonio…

Dove sarai
adesso?

lunedì, giugno 26, 2017

Il Faro



Fin da piccolo sono stato affascinato dalla maestosa e silente natura del “signore delle tempeste”. 

Ho dei bellissimi ricordi perchè ero un nipote fortunato, molto fortunato perchè avevo mio Nonno, Leo Serluca, che ha sacrificato, con amore ed onore, la propria esistenza per controllare che “
l’occhio” restasse sempre acceso a illuminare chi era in balia della tempesta.

Il faro è un simbolo pieno di significati, al faro non importa se infuria il vento. Così alto, sicuro, possente, sfida le forze della natura nel buio della notte e brilla in tutte le direzioni  per segnalare un porto sicuro.

Metaforicamente come l’elemento dell’acqua rappresenta le emozioni, il faro è il simbolo della forza spirituale che ci soccorre quando siamo in preda al delirio degli abissi. Forza pura, vera, incalzante. Quella che ti fa rialzare quando sei allo stremo. Che ti ricorda chi sei e il tuo scopo nella vita.

Tuttavia, quando sorge il Sole, il faro sa che è  tempo di spegnersi. E così, quietato Poseidone e schiarito il cielo, si aprono nuovi cristallini orizzonti. Per questo rappresenta anche il cambiamento, l’illuminazione, il lasciarsi alle spalle un passato pesante e ponendo tutte le proprie forze nel presente proteggendo chi gli sta a vista.

Questo prezioso strumento fu costruito per la prima volta a Pháros, un’isoletta presso Alessandria d’Egitto  nel III sec. a.C. Fra le divinità, il faro è sacro a Iside, detta “Pharia”.
Anche se la maggior parte dei significati ad esso attribuiti sono positivi (speranza, cambiamento, sicurezza, protezione) la sua posizione, così al “limite”, conferisce al faro un’aura di mistero. Non sono infrequenti storie di fantasmi che hanno scelto questa “casa di luce” come dimora. Forse perchè sono proprio dei piccoli portali fra terra e cielo… (fonte wikipepida)

venerdì, gennaio 27, 2017

Mozilla Firefox problemi con applet java


Mozilla Firefox abbandonerà alcune funzioni, considerate non sicure, all'interno dei siti, tipo ascoltare la radio in diretta e altro, quindi i webmaster dovranno convergere su soluzioni più sicure per l'over compatibilità di alcune funzionalità, vedi html5.


Come si evince dall'articolo sotto, mozilla ha abbandonato e abbandonerà funzioni aggiuntive tecnicamente dette plug-in: 


Silverlight, Java, and Adobe Acrobat.:

[CITO]

Mozilla will drop support for all NPAPI plugins except for Adobe Flash in March 2017, when Firefox version 52 is released. See this compatibility document for details.
Beginning in version 52, Firefox no longer loads NPAPI plugins except Adobe Flash. Some plugins that are no longer supported include Silverlight, Java, and Adobe Acrobat.
Over the past few years, Firefox has implemented various Web APIs so that websites can do the same things they’ve always done without plugins, so you will most likely not notice any change to your browsing experience.
[FINE CITAZIONE] 



Esiste una soluzione da provare...anche se sconsigliata per la sicurezza, il team di mozilla mette a disposizione ESR (Extended Support Release) che permette al momento a chi non può fare proprio di continuare ad avere queste funzioni fino al 2018 , di seguito il link per il download (in italiano):


see you in cyberspace
Byez byez
Daniele.

lunedì, giugno 29, 2015

Leo ed il momento


Ciao, l'emozione è forte ed è difficile descrivere quello che provo in questo momento, ecco appunto un momento, voglio fermarmi un attimo e dirti che il mio essere "duro" con te e solo un mio modo per difenderti semplicemente perchè sento la tua forte sensibilità e con essa splende la tua bellezza e purezza di un ragazzo per bene in sintonia con il creato e disarmato con chi ancora non capisce realmente chi sei dentro, ma non preoccuparti adesso perchè come un frutto ancora acerbo, col tempo maturerai e la tua genuina bontà si trasformerà in forza. Non avere paura delle cose che possono capitare ora, ti serviranno poi, ed il segreto è restare se stessi ora e sempre.
Costrusci il tuo mondo con tutti piccoli pezzi del tuo lego e se qualcosa non viene bene, non fà nulla, riprendi i tuoi piccoli mattoncini e con pazienza ricostruisci il tuo io, vedrai che tutto andrà per il meglio se tu lo vorrai.

A te...


Babbo tuo

martedì, maggio 01, 2012

Caro Presidente Napoletano



Oggi scrivo questo post per sdegno, sono stanco di questa politica composta da persone senza un minimo di pudore e vergogna.
Prima di iniziare faccio una piccolissima premessa ma doverosa, personalmente rispetto le cariche istituzionali ma sopratutto rispetto le persone che concettualmente va oltre il rispetto delle cariche.

Il nostro caro Presidente della repubblica il 25 aprile 2012 a Pesaro ha fatto il suo monologo nel quale sono emerse alcune posizioni a difesa dei partiti, tipo;

Presidente: "...E invece oggi cresce la polemica, quasi con rabbia, verso la politica. E si prendono per bersaglio i partiti, come se ne fossero il fattore inquinante.
Ma per capire, e non cadere in degli abbagli fatali, bisogna ripartire proprio dagli eventi che oggi celebriamo. Come dimenticare che proprio da allora, dagli anni lontani della Resistenza, i partiti divennero e sono per un lungo periodo rimasti l'anima ispiratrice e il corpo vivo e operante della politica?..." (fonte: il quirinale)

Il nostro presidente Napolitano, difende la politica ed i politici perché per esempio, a nessuno di loro, capi di partito, è mai fregato un accidenti di video come questi (sotto), dove un giornalista tedesco lo insegue per chiedergli conto della presunta "cresta" sui voli da Roma a Bruxelles, che venivano rimborsati a 800 euro mentre lui viaggiava in low cost a 90 euro. La questione dei rimborsi è, evidentemente, qualcosa che lega il presidente della Repubblica ai partiti e sopratutto alle persone che li compongono, ecco il mio sdegno.



Io: "Caro Presidente basta con le parole, le morali... siamo stanchi di ascoltare tutti i suoi buoni propositi che non hanno mai avuto seguito, Lei chiede il rispetto della politica e quindi degli uomini che ci lavorano, io chiedo il rispetto concreto delle persone che, come quel giornalista, faceva il proprio lavoro ed è stato trattato con disgusto e poca cortesia.
Caro Presidente personalmente non ascolterei nemmeno il mio babbo se io sapessi certe cose a suo riguardo e mi rifiuterei di ascoltarlo, di seguire i suoi consigli, se ad esempio mio padre mi trattasse con poco rispetto quando provo ad affrontare con lui il discorso che lo riguarda.
Caro Presidente, magari per lei la questione dei rimborsi è una sciocchezza, cosa vuoi che siano poche centinaia di euro rispetto alla moltitudine di soldi che percepisce mensilmente,  ma per noi comuni mortali sarebbe importante se, con un gesto di umiltà, sia fornita la sua versione dei fatti, presidente partiamo dai piccoli gesti, ci spieghi la storia dei rimborsi in uno dei suoi bellissimi monologhi."

In fede,

Daniele Tosoni

sabato, marzo 31, 2012

Android: segno di sblocco


Oggi ho avuto uno duro scontro con un samsung galaxy s plus bloccato, nel senso che il possessore aveva dimenticato la combinazione numerica di sblocco (non della sim) ma del telefono.
Con molta calma e pazienza inizio a "surfare" in google alla ricerca di una soluzione veloce, cercando mi vengono proposti risultati/pagine dove sono presenti procedure per fare l'hard reset del telefono, ma seguendole alcune mi trovo ad una schermata dello smartphone dove trovo scritto:
"Ramdump mode/cause:force upload".   Una volta visualizzato visualizzata la scritta "Ramdump mode/cause:force upload" nel telefono,  non posso fare nulla e sopratutto per spegnerlo devo togliere via le pile dal telefono.
Allora affino la ricerca con l'errore di cui sopra "RUMDUMP ecc..." solo dopo poche decine di risultati riesco a trovare la procedura giusta, ovvio che sono consapevole che una volta intrapresa la strada del hard reset il telefono sarà come nuovo, quindi perderete tutti i dati.
Dunque ora siete consapevoli che questa procedura vi farà perdere i dati, ma se volete proprio... iniziamo:
  1. togliere le batterie al vostro dispositivo android;
  2.  smartphone completamente spento, iniziamo con la combinazione di tasti laterali: " HOME * VOLUME SU", tenendo premuti i due tasti sino al logo "SAMSUNG" e dopo 3 secondi rilasciare;
  3. una volta a video l'immagine del processo con il pupazzetto android fuori dalla scatolina immagine;
  4. siamo nel menu wipe come da immagine menu android wipe;
  5. selezioniamo con i tasti "VOLUME UP VOLUME DOWN" la voce:"Wipe data/factory reset".
  6. poi selezionare "reboot".
A questo punto avrete il vostro smartphone android come nuovo, appena comprato.

Segnalo il sito di riferimento in lingua inglese: AsckMeFast.

martedì, aprile 19, 2011

Microsoft outlook 2010 e Gmail POP3 in più client.


Voglio condividere una soluzione chesi verifica quando si crea uno scenario di multi client di posta elettronica [ microsoft outlook] per la configurazione all'accesso accesso a Gmail o Google Apps account da più client utilizzando il protocolloPOP3. 
Supponiamo che si voglia ricevere le stesse email da due postazioni differenti con un account gmail con entrambe i client configurato microsoft outlook in pop3, se si imposta la configurazione classica, uno dei due Outlook eseguirà il controllo e marchierà le email recenti come scaricate, quando il secondo tenterà la connessione non verrà scaricata la posta. Questo può creare un bel problema, se si desidera ricevere email sia da casa che al lavoro, perdendo la sincronizzazione dei messaggi.

La soluzione è piuttosto semplice, basta andare in strumenti account e anteporre al nome utente il prefisso ' recent ', la sintassi corretta sarebbe: 

recent: yourname@gmail.com


See u in cyberspace.