L’Economia del Dolore e l'Illusione dei Reality.
Come NUTRI la tua ANIMA? 💥
Ci lamentiamo spesso che il mondo attorno a noi sia cinico, cattivo e pieno di degrado morale.
Ma quante volte ci chiediamo di cosa nutriamo la nostra mente ogni sera davanti alla televisione?
Da Quarto Grado a Chi l’ha visto?, fino alle dirette fluviali sulla cronaca nera ad ogni ora del giorno: la televisione moderna ha trasformato la tragedia e la morte in un business commerciale ad altissima resa e "basso" costo. Parlano di cifre che vanno dai 50.000 ai 98.000 euro a puntata, un ingranaggio economico spietato che muove sponsorizzazioni e audience sulla pelle delle vittime.
Ma a chi serve davvero tutto questo?
A chi giova speculare sulla morte altrui?
Alla giustizia?
Sicuramente no, quella si fa nelle aule di tribunale, non nei salotti TV con la giuria del pubblico da casa.Al morto?
Nemmeno.A chi resta?
Certo che no, se non a riaprire ferite a favore di telecamera.
La verità è che si è creato un meccanismo per solleticare quella parte più morbosa e cupa che rischia di albergare in ognuno di noi. Con parole calibrate, ricostruzioni ad effetto e musiche drammatiche, si fa venire a galla una cattiveria strisciante che trasforma la sofferenza reale in un indecoroso spettacolo di intrattenimento.
"Siete bevitori di una realtà che non esiste, nutrite la vostra anima con il marcio e vi lamentate se la spazzatura vi circonda."
L'altra faccia della medaglia: La finzione dei Reality
Dall'altro lato dello schermo troviamo poi l'altra anestesia sociale: trasmissioni come Temptation Island o il nuovo Grande Fratello.
Se la cronaca nera specula sulla morte, questi format speculano sull'illusione dei sentimenti e delle scorciatoie. Vendono ai giovani l'idea che la vita sia uno show senza fatica, un'illusione passeggiera in cui non serve lavorare o costruirsi con il sacrificio, ma basta sbandierare le proprie pulsioni per diventare "qualcuno". Una trappola che crea meteore destinate ad impattare duramente con la realtà non appena si spengono le luci dei riflettori.
Una riflessione necessaria
Se scegliamo di abbeverarci quotidianamente a questo tipo di spettacolo — fatto di delitti vivisezionati o di finzioni recitate — è inevitabile che finiremo per vedere il marcio ovunque intorno a noi. È quello che la sociologia chiama la sindrome del mondo cattivo: a forza di guardare immondizia, finisci per credere che il mondo sia fatto solo di quello.
Forse è arrivato il momento di rifiutare questo mercimonio delle tragedie e tornare a cercare ciò che è autentico, pulito e dignitoso nella vita vera.
Altrimenti vai pure a "fanculo" ∴

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