Il futuro del denaro, della fiducia e della blockchain

Una riflessione personale sul rapporto tra tecnologia, valore, fiducia, decentralizzazione ed evoluzione del pensiero umano.

Riflessione sul futuro del denaro, della tecnologia e della blockchain

Care Anime,

in questo mio piccolo “testamento del tempo” vorrei provare a mettere in ordine alcune visioni che mi accompagnano da anni.

Sono riflessioni nate, almeno in parte, da oltre trent'anni trascorsi nel mondo dell'informatica, durante i quali ho avuto la fortuna di osservare Internet trasformarsi continuamente.

Ho visto nascere le prime chat testuali, gli esperimenti di comunicazione ipertestuale, le prime videochat, l'affermazione dei social network e infine piattaforme nelle quali l'individuo è diventato progressivamente il centro della comunicazione digitale.

Mi tornano alla mente esperimenti come Iperchat, le prime forme di comunicazione ipertestuale e sistemi di videoconferenza come CU-SeeMe, uno degli antesignani dei servizi di videochiamata che sarebbero arrivati negli anni successivi.

Cambiano gli strumenti, cambiano i nomi, cambiano le interfacce. Ma osservando la storia della tecnologia si ha spesso la sensazione che alcune dinamiche ritornino ciclicamente assumendo forme differenti.

Ed è proprio partendo da questa osservazione che voglio provare a ragionare sul futuro di uno degli strumenti più antichi della nostra organizzazione sociale: il mezzo attraverso il quale attribuiamo un controvalore allo scambio di beni e servizi.

Quello che, più semplicemente, chiamiamo denaro.

∴⋱ Manipura intervista Ajna ⋰∴

Per farlo utilizzerò una forma volutamente simbolica: un dialogo tra Manipura e Ajna.

La parte più concreta interroga quella più intuitiva; la materia incontra la visione; ciò che conosciamo prova a dialogare con ciò che ancora possiamo soltanto immaginare.

Manipura, il chakra del plesso solare
Manipura
Ajna, il chakra del terzo occhio
Ajna

Manipura: come immagini il denaro del futuro?

Manipura: Oggi vorrei parlare del futuro del controvalore utilizzato nello scambio di beni e servizi. In altre parole: del futuro del denaro. Come immagini la sua evoluzione?

Ajna: Nessuno possiede una sfera di cristallo capace di prevedere il futuro. Possiamo però osservare il passato e cercare di comprendere la direzione verso la quale alcune trasformazioni sembrano condurci.

La storia ci insegna che il mezzo di scambio si è sempre adattato alle società che lo utilizzavano.

Sono cambiate le monete, i sistemi economici, le istituzioni e gli strumenti, ma un elemento è rimasto centrale:

Il denaro funziona soltanto se esiste una qualche forma di fiducia.

In passato questa fiducia poteva essere legata, almeno in determinati sistemi monetari, alla convertibilità in oro o ad altri beni considerati depositari di valore.

Nei moderni sistemi monetari, invece, il valore della moneta dipende in larga misura dalla fiducia riposta nelle istituzioni, nelle banche centrali, negli Stati e nella stabilità complessiva del sistema economico.

Il denaro, quindi, non è soltanto materia.

È anche — e forse soprattutto — una convenzione collettiva basata sulla fiducia.

Dal denaro alla fiducia

Ed è proprio qui che la tecnologia introduce una possibilità interessante.

Tecnologie distribuite come la blockchain hanno mostrato che alcune forme di registrazione e trasferimento del valore possono essere organizzate attraverso una rete di partecipanti e un protocollo condiviso, senza dipendere necessariamente da un unico registro centrale.

Bitcoin ne rappresenta uno degli esempi più conosciuti.

Non significa che la fiducia scompaia magicamente. Significa piuttosto che una parte della fiducia viene trasferita dalle istituzioni e dagli intermediari verso protocolli, crittografia, regole condivise e consenso della rete.

Manipura: che cos'è la blockchain?

Manipura: Prima di proseguire, proviamo a chiarire un concetto fondamentale. Che cos'è una blockchain?

Ajna: In termini semplici, possiamo immaginarla come un registro digitale distribuito.

Le informazioni vengono organizzate in blocchi collegati tra loro secondo precise regole crittografiche.

Più nodi della rete possono conservare e verificare copie dello stesso registro, mentre un protocollo condiviso stabilisce le condizioni attraverso le quali nuove informazioni possono essere aggiunte.

Tra i principi comunemente associati alle tecnologie blockchain e ai registri distribuiti troviamo:

  • digitalizzazione delle informazioni;
  • distribuzione del registro;
  • tracciabilità delle operazioni;
  • verificabilità;
  • resistenza alla modifica dei dati già registrati;
  • programmabilità delle transazioni;
  • possibile riduzione di alcuni intermediari.

Ed è proprio quest'ultimo punto a rendere la questione particolarmente interessante.

Per secoli abbiamo costruito sistemi nei quali un soggetto terzo garantiva che qualcosa fosse autentico, valido o realmente avvenuto.

Con un registro distribuito possiamo invece immaginare situazioni nelle quali una parte di quella funzione di garanzia venga svolta direttamente dall'architettura tecnologica e dalle regole condivise della rete.

Blockchain

Bitcoin

Il futuro è già qui

Manipura: Queste tecnologie sembrano appartenere alla nuova frontiera. Come potranno entrare concretamente nella nostra vita?

Ajna: «Il futuro è già qui, in mezzo a noi».

Ogni grande trasformazione tecnologica genera inevitabilmente resistenze.

Quando un modello economico, sociale o produttivo domina per molto tempo, tutto ciò che mette in discussione i suoi equilibri viene inizialmente percepito come una minaccia.

È già accaduto molte volte nella storia.

La mia impressione è che stiamo attraversando proprio uno di questi passaggi di epoca: la graduale trasformazione del modello industriale verso sistemi sempre più digitali, distribuiti e automatizzati.

Naturalmente il cambiamento non è automaticamente sinonimo di progresso.

Una tecnologia può distribuire potere oppure concentrarlo. Può aumentare la libertà oppure costruire nuove forme di dipendenza. Può semplificare la vita oppure renderla ancora più complessa.

Tutto dipende dall'uso che decidiamo di farne.

Quando le vecchie istituzioni incontrano il nuovo mondo

Uno degli episodi che considero simbolici di questa distanza tra vecchio e nuovo mondo è rappresentato dalle audizioni di Mark Zuckerberg davanti al Congresso degli Stati Uniti.

Alcune delle domande rivoltegli mostrarono quanto rapidamente la tecnologia avesse modificato la società e quanto fosse difficile, per strutture istituzionali nate in un'altra epoca, comprendere completamente nuovi modelli digitali.

Non si tratta semplicemente di contrapporre il “vecchio” al “nuovo”.

Il problema più interessante è un altro: quanto velocemente riescono le nostre istituzioni, le nostre professioni e persino il nostro pensiero ad adattarsi alla velocità della tecnologia?

... pausa ...

Dalla blockchain agli smart contract

Manipura: Abbiamo parlato di denaro e blockchain. Ma queste tecnologie potrebbero trovare applicazione anche in altri settori?

Ajna: Certamente. Una delle possibilità più interessanti è rappresentata dagli smart contract.

Uno smart contract può essere descritto, semplificando, come un programma capace di eseguire automaticamente determinate istruzioni quando si verificano condizioni precedentemente stabilite.

Se inserito all'interno di una blockchain, il risultato della sua esecuzione può diventare una transazione verificata e registrata dalla rete.

Ed è qui che iniziano ad aprirsi scenari molto più ampi.

Che cosa accadrà agli intermediari?

Pensiamo, per esempio, alla compravendita di un immobile.

Oggi esistono professionisti e istituzioni incaricati di verificare documenti, identità, proprietà, passaggi e validità giuridica delle operazioni.

Mi sono chiesto molte volte quanto di questo processo potrebbe, in futuro, essere trasformato dall'automazione, dai registri distribuiti e dagli smart contract.

Nel mio linguaggio ironico chiamo talvolta alcune figure tradizionali i “Godzilla dell'era industriale”.

Ma il vero punto non è augurarsi la scomparsa di una professione.

È comprendere che quando cambia la tecnologia, inevitabilmente cambiano anche i mestieri.

Alcune funzioni scompaiono. Altre vengono automatizzate. Altre ancora acquistano un valore completamente nuovo.

Il problema non dovrebbe quindi essere fermare l'evoluzione, ma aiutare le persone ad attraversarla.

L'evoluzione tecnologica non basta

Ed è proprio qui che la mia riflessione smette di essere soltanto informatica.

Perché possiamo costruire blockchain, intelligenze artificiali, reti distribuite e sistemi automatici straordinariamente sofisticati.

Ma se l'essere umano che li utilizza conserva le medesime paure, gli stessi egoismi e la stessa volontà di dominio, avremo semplicemente costruito strumenti più potenti nelle mani dello stesso vecchio pensiero.

«L'evoluzione sociale non serve al popolo se non è preceduta da un'evoluzione di pensiero».

È probabilmente questo il punto che mi interessa maggiormente.

La vera rivoluzione non è soltanto tecnologica.

È prima di tutto una trasformazione della coscienza con cui utilizziamo la tecnologia.

Tecnologia, misericordia e responsabilità

Se allarghiamo ancora di più lo sguardo, arriviamo inevitabilmente a una domanda molto antica:

che cosa significa davvero evolvere?

Per me non significa semplicemente diventare più veloci, più ricchi o tecnologicamente più avanzati.

Significa imparare a riconoscere l'altro.

Misericordia, carità, compassione e amore verso il prossimo appartengono a tradizioni spirituali differenti, ma raccontano spesso la stessa intuizione: la nostra evoluzione individuale non può essere completamente separata da quella degli altri.

Amare chi ci ama è relativamente semplice.

Molto più difficile è riconoscere l'umanità di colui che consideriamo un avversario, un ostacolo oppure qualcuno che ci ha fatto del male.

Eppure è proprio lì che il concetto di evoluzione smette di essere teorico e diventa esperienza.

«Colui che desidera assicurare il bene di altri, si è già assicurato il proprio».

— Confucio

... pausa ...

Il pensiero come nostra vera Arca

Forse è questo ciò che intendevo quando parlavo di trasportare l'essere umano, a bordo della propria Arca, verso nuove possibilità.

L'Arca non è necessariamente una macchina.

Potrebbe essere il pensiero.

Riflessione attribuita alla saggezza dei nativi americani sul pensiero e sul futuro

È attraverso il pensiero che immaginiamo ciò che ancora non esiste. È attraverso la conoscenza che trasformiamo quelle immagini in strumenti. Ed è attraverso la coscienza che decidiamo che cosa fare degli strumenti che abbiamo costruito.

Blockchain, criptovalute, smart contract e decentralizzazione sono soltanto alcune delle possibilità che abbiamo davanti.

Verranno probabilmente superate da tecnologie che oggi non siamo ancora capaci di immaginare.

Ma la domanda fondamentale resterà la stessa:

Saremo abbastanza evoluti da utilizzare ciò che siamo capaci di creare?

Il futuro non è una destinazione

Forse commettiamo un errore quando immaginiamo il futuro come un luogo lontano verso il quale stiamo andando.

Il futuro nasce continuamente dalle decisioni che prendiamo nel presente.

Una riga di codice.
Una legge.
Una scelta economica.
Un gesto di fiducia.
Una decisione apparentemente insignificante.

Tutto contribuisce a costruire ciò che verrà dopo di noi.

Per questo non credo che la questione fondamentale sia decidere se la blockchain, Bitcoin o gli smart contract rappresentino il futuro definitivo dell'umanità.

Probabilmente non lo sono.

Sono tappe.

Come lo sono state le prime chat, le videochiamate, i social network e tutte quelle tecnologie che, nel momento in cui apparivano, sembravano destinate a rappresentare il punto di arrivo.

Il vero cambiamento non risiede nello strumento.

Risiede nella capacità dell'essere umano di non diventare schiavo delle proprie creazioni.

E forse, prima ancora di costruire il futuro, dovremmo imparare a costruire noi stessi.


Una riflessione personale tra informatica, tecnologia, filosofia e spiritualità.

DuNdI

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